Virus dell’Influenza: perché cambia ogni anno?

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Ogni anno, all'inizio dell'autunno, inizia la campagna vaccinale antinfluenzale. Perché questo vaccino non protegge per tutta la vita come gli altri? La risposta è che il virus dell'influenza ogni anno cambia, quindi viene formulato un vaccino protettivo contro il virus atteso per quell'anno e gli anticorpi che si sviluppano non sono efficaci contro il virus dell'anno seguente.

I virus influenzali

Esistono tre tipi di virus influenzale: A, B e C.

Il virus influenzale di tipo A è responsabile di pandemie (diffusione in più aree del mondo), epidemie (diffusione in una collettività di individui) e casi sporadici. Il tipo B può dare luogo a epidemie e casi sporadici mentre il tipo C è molto raro e provoca solo casi sporadici.

I tre tipi si differenziano per la diversa conformazione del virus, ovvero per le glicoproteine contenute nell'involucro esterno. Le principali glicoproteine sono l'emoagglutinina e la neuraminidasi, fondamentali per sfuggire alle difese dell'organismo e per il legame con la cellula ospite. Per maggiori dettagli si rimanda all'articolo sull'influenza.

I vari stipiti di virus influenzale vengono normalmente identificati con una sigla che indica il tipo di virus, il luogo e il numero di isolamento, l'epoca dello stesso, e i caratteri antigenici del virus, quindi, per fare un esempio:

A/Hong Kong/1/68/(H3N2) è un virus di tipo A, isolato ad Hong Kong come primo isolamento nel 1968 e possiede un'emoagglutinina (H) di tipo 3 e una neuraminidasi (N) di tipo 2.

L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha stimato che nella stagione 2012-2013 circoleranno tre tipi di virus influenzale e quindi il vaccino sarà efficace contro:

Antigenic shift e Antigenic drift

Solo per i virus A, l'andamento dell'infezione è legato alle periodiche variazioni antigeniche a carico dell'emoagglutinina e della neuraminidasi cui il virus va incontro.

Variazioni minori si verificano ogni 2-3 anni, si parla di antigenic drift (deriva antigenica), e sono seguite da piccole epidemie in quanto gli anticorpi presenti nella popolazione sono ancora parzialmente protettivi verso il nuovo sierotipo.

Variazioni maggiori, si parla di antigenic shift (sostituzione antigenica), avvengono ogni 10-20 anni e provocano estese pandemie che possono interessare tutto il mondo perché gli anticorpi presenti non sono più protettivi. Questo fenomeno può portare alla ricomparsa di ceppi circolanti in tempi precedenti.

Le ultime pandemie influenzali, dovute all'antigenic shift, sono state:

Il virus dell'influenza suina è lo stesso della pandemia spagnola quindi le persone sopravvissute a quest'ultima avevano già gli anticorpi per quella più recente.

Serbatoio animale

L'influenza è una malattia a carattere zoonotico, ovvero trasmessa dall'animale all'uomo.

La specie animale più suscettibile è quella aviaria, sia selvatica che domestica, che è considerata responsabile della comparsa di nuovi virus influenzali. Questo passaggio vede un ospite intermedio, normalmente rappresentato dai suini.

Antigenic shift e antigenic driftI suini, infatti, possono essere infettati sia da virus influenzali umani che aviari. Può accadere che questi due virus infettino contemporaneamente il suino e lì scambino il proprio patrimonio genetico dando origine a nuovi virus. È in questo caso che avviene l'antigenic shift. Il suino è in grado, quindi, di rendere infettivo per l'uomo il virus aviario, mantenendo nel nuovo virus la maggior parte dei geni del virus umano ma l'emoagglutinina e la neuraminidasi di quello aviario. Tutta la popolazione è sprovvista degli anticorpi contro questo nuovo virus e così si ha una pandemia.

Non si può prevedere quale sarà la prossima pandemia, si è parlato molto del pericolo dell'influenza aviaria che potrebbe fare il "salto di specie" e infettare la specie umana completamente sprovvista di anticorpi verso quel virus ma il vero pericolo sembra essere l'incontro tra due ceppi diversi e la formazione di un nuovo virus.

Influenza aviaria

Suina e aviaria (porky e daffy)Il virus dell'influenza aviaria è un virus di tipo A, identificato in Italia per la prima volta più di un secolo fa. È diffuso in tutto il mondo, può contagiare tutte le specie di uccelli anche se la sua patogenicità può variare da forme leggere a forme con una elevata mortalità.

La possibilità del passaggio del virus aviario all'uomo ha allarmato molto per il timore di una nuova pandemia.

Il contagio tra i volatili può avvenire dalle anatre selvatiche al pollame d'allevamento e il passaggio del virus da un'azienda all'altra tramite lo scambio di strumenti, gabbie e macchine.

Esistono almeno quindici sottotipi di virus aviari ma quelli a più elevata patogenicità sono i sottotipi H5 e H7. Come tutti i virus di tipo A, sono altamente instabili e il rischio di riassortimenti genetici è molto elevato per cui questi cambiamenti vengono monitorati attivamente dai sistemi di sorveglianza influenzale.

Tra tutti i sierotipi, il virus H5N1 è il più preoccupante perché è il più adatto al riassortimento genetico con i virus di altre specie. H5N1 ha effettuato diversi salti di specie diventando capace di infettare anche umani, gatti e topi, oltre ai noti suini. Nei casi umani di influenza aviaria registrati nel 2003-2004 i virus sono stati tutti trasmessi dai volatili all'uomo e non ci sono stati casi di trasmissione interumana.

L'allarme che H5N1 possa provocare la prossima pandemia non è un complotto delle case farmaceutiche come molti hanno sospettato, ma è un rischio reale dovuto proprio alla possibilità che in una persona coinfettata da virus aviario e virus umano  ci possa essere una ricombinazione e il virus diventi capace di trasmettersi tra gli umani.

A cura di

Dott.ssa Maddalena Perotti
Medico Chirurgo - spec. in Microbiologia e Virologia

Fonti

Indicazioni mediche

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