Epatite B (virus HBV)

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Il virus dell'epatite B (HBV), detto anche particella di Dane, dal nome dello scopritore (Dane e coll, 1970) è un virus a DNA di forma sferica appartenente alla famiglia degli Hepadnaviridae, costituito da due strutture concentriche, una centrale (core) contenente il DNA e un enzima DNA polimerasi (enzima fondamentale per la replicazione virale) e una più esterna di natura proteica.

Sono stati attualmente isolati sei differenti sierotipi con distribuzione geografica diversa.

L'HBV è un virus molto resistente agli agenti chimico fisici e può resistere fino a sei mesi a temperatura ambiente.

Epidemiologia

L'epatite B è una malattia diffusa in tutto il mondo con particolare concentrazione nelle aree tropicali e subtropicali.

Esistono categorie professionali a maggior rischio di contrarre l'infezione tra cui il personale sanitario (medici, infermieri, laboratoristi e dentisti), e comportamenti a rischio (tossicodipendenti, rapporti sessuali non protetti).

La trasmissione del virus può essere favorita da condizioni di sovraffollamento e convivenza con soggetti malati o portatori.

Oltre che nel sangue il virus è presente anche in altri liquidi biologici quali saliva e secrezioni nasali, sperma, liquor vaginale, urina, sudore, latte materno e altri. Non è presente nelle feci.

Il virus dell'epatite B si trasmette per via parenterale (cioè diversa dall'assorbimento gastrointestinale), apparente o non apparente, tramite rapporti sessuali non protetti (vedere l'articolo sull'importanza del profilattico) e per via verticale da madre a figlio.

Per via parenterale apparente si intende quella che avviene tramite trasfusioni di sangue o emoderivati (il rischio ad oggi è nullo nei paesi evoluti perché vengono effettuati sistematici controlli, permane in quelli in via di sviluppo), o per ferite con aghi o strumenti sanitari infetti.

Nel caso di via parenterale inapparente l'infezione si contrae tramite micro-lesioni della cute o delle mucose per mezzo di spazzolini da denti, forbici, pettini, rasoi contaminati da un precedente utilizzo da parte di soggetto affetto o portatore.

In Italia l'incidenza (numero di nuovi casi) di epatite B è diminuita da 12 casi per 100.000 abitanti nel 1985 a 0,9 casi per 100.000 abitanti nel 2010, probabilmente per il miglioramento delle condizioni igienico sanitarie, una maggiore consapevolezza della malattia con riduzione della trasmissione intra-familiare, lo screening sul sangue e sui derivati utilizzati per le trasfusioni.

Infine dal 1983 è stata introdotta la vaccinazione, inizialmente per soggetti ad alto rischio e resa poi obbligatoria dal 1991 per tutti i nuovi nati e per i dodicenni non precedentemente vaccinati (legge n° 165/91).

Dal 2003 la vaccinazione dei dodicenni si è conclusa e ad oggi vengono vaccinati solo i nuovi nati. Considerata la sicurezza del vaccino e le modalità di trasmissione della malattia, è sicuramente consigliabile la vaccinazione anche agli adulti non a rischio.

Quadro clinico

Il periodo di incubazione dopo il contatto con il virus può arrivare anche a sei mesi, ma generalmente varia tra i 60 e 90 giorni.

L'infezione da HBV colpisce il fegato e produce un quadro clinico di epatite, cioè di infiammazione dell'organo. Spesso ha un esordio subdolo, con sintomi aspecifici quali debolezza, febbre, perdita di appetito, nausea, dolore muscolare, dolore addominale.

Rispetto all'epatite di tipo A si può avere ittero più marcato (colorito giallastro della pelle, presente nel 30-50% dei casi nell'adulto, nel 10% dei casi nei bambini), maggiore epato-splenomegalia (ingrossamento di fegato e milza), movimenti enzimatici (aumento delle transaminasi) più importanti. Il decorso è generalmente più lungo e più frequenti le eventuali riacutizzazioni.

Nella maggior parte dei casi il virus viene debellato dal sistema immunitario ed eliminato completamente in meno di sei mesi.

Nel restante 5-10% dei casi, per motivi ancora non del tutto chiariti, il virus non viene debellato e si instaura una epatite cronica o uno stato di portatore.

Esami del sangue per l'epatite B

HBV - Virus dell'epatite BSono stati identificati tre antigeni (Ag) del virus HBV che interagiscono con i relativi anticorpi (Ab) nel corso della risposta immunitaria.

HBsAg o antigene di superficie, costituente dell'involucro esterno del virus, può comparire già nel periodo di incubazione, dopo qualche settimana dall'infezione, e scompare nel periodo di convalescenza.

La sua scomparsa dal sangue, sostituito dal relativo anticorpo Ab anti-HBsAg indica la guarigione completa e la comparsa di immunità generalmente permanente. La persistenza dell'antigene HBsAg può indicare o una stato di portatore "sano" o la presenza di malattia cronica.

HBcAg o antigene core, più interno, a stretto contatto con DNA virale e DNA polimerasi, non si trova mai libero nel sangue, dove si possono invece riscontrare i relativi anticorpi Ab anti-HBcAg che compaiono alcuni giorni dopo l'antigene HbsAg e persistono per tutta la fase acuta della malattia, per poi ridursi ad avvenuta guarigione, anche se possono rimanere dosabili per alcuni anni.

L'attività della DNA polimerasi, come detto associata al core, si manifesta poco dopo la comparsa dell'antigene HBsAg e generalmente si riduce fino a scomparire all'inizio della fase clinica. Viene considerato un indice di infettività.

HBeAg, antigene probabilmente correlato al core, compare insieme all'antigene HbsAg ma in concentrazioni molto più basse, per poi scomparire circa 2 settimane dopo la comparsa delle manifestazioni cliniche della malattia. Essendo correlato al core viene considerato indice di infettività.

La sua persistenza suggerisce la probabile evoluzione verso una malattia cronica. La comparsa degli anticorpi Ab anti-HBeAg è invece un indice di avvenuta guarigione.

La presenza di DNA virale nel sangue (HBV-DNA), associata alla persistenza di HBsAg per oltre sei mesi può indicare l'evoluzione verso una epatite cronica.

Prevenzione e vaccino

Viste le modalità di trasmissione del virus, l'isolamento del malato non è necessario.

È importante informare adeguatamente i familiari o conviventi del malato o del portatore sulle possibilità di contagio con le modalità elencate precedentemente ed eventualmente vaccinare i conviventi non vaccinati precedentemente.

In ambiente ospedaliero bisogna porre in atto tutte le misure preventive e di sicurezza atte a evitare contatti con il virus (utilizzo di siringhe e altro materiale sanitario sterile monouso, presidi di protezione individuale come guanti, occhiali, camici, ecc.).

Dal 1991, in Italia, il vaccino contro l'epatite B è obbligatorio per tutti i nuovi nati.

Il vaccino attualmente in uso non contiene virus interi (non è quindi in grado di causare la malattia) ma solo l'antigene di superficie HBsAg, prodotto con la tecnica del DNA ricombinante (si inserisce il gene dell'antigene HBsAg in un organismo ospite, in genere un batterio, che lo sintetizza).

Ai bambini viene somministrato generalmente nel contesto del vaccino esavalente, insieme ai vaccini contro difterite, poliomielite, tetano, pertosse, haemofilus influenzae.

Il calendario vaccinale prevede la somministrazione di tre dosi rispettivamente al terzo, al quinto e all'undicesimo mese di vita.

Nell'adulto sono previste tre somministrazioni, la seconda a distanza di un mese e la terza dopo sei mesi, senza necessità di ulteriori richiami.

L'efficacia del vaccino è molto elevata(95% dei casi) e l'immunità conferita molto lunga, probabilmente permanente.

A cura di

Dott. Andrea Merello
Medico Chirurgo - spec. in Igiene e Medicina Preventiva

Bibliografia

Indicazioni mediche

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