Storia (straordinaria?) di obesità infantile

Giuseppe ci ha inviato un'interessante storia dettagliata, alla quale sarebbe superfluo aggiungere qualsiasi commento. La pubblico integralmente sperando che possa servire per evitare errori simili a tutti quei genitori che, vedendo i propri bambini sempre perfetti, non intervengono per modificare le abitudini alimentari errate dei propri figli.

Quando un bambino è eccessivamente grasso, si pensa subito che la cattiva e abbondante alimentazione oltre a una vita sedentaria passata prevalentemente tra le mura della scuola e quelle di casa (televisione, videogiochi, computer) siano la causa del problema. A queste due bisogna aggiungere, come risulta dalle analisi di esperti del ramo, anche una predisposizione di costituzione fisica che varia da soggetto a soggetto.

Infatti, secondo il Dr. Giuseppe Morino, il 97-98% dei casi di obesità infantile sono legati:

Obesità infantileLa storia che sto per raccontare è fuori dal comune perché il bambino che ne è protagonista, insieme al padre e allo zio come comprimari, inizia a fare sport (attivo e costante) all'età di 7 anni e mezzo e a 10 e mezzo, cioè adesso (maggio 2008), ha dovuto (ahinoi) ricorrere alle cure di un dietologo.

In via orientativa, possiamo assegnare al soggetto in esame un fattore costitutivo (i) pari al 10%, per cui la causa del manifestarsi dei primi sintomi di obesità, all'età di 9 anni, ovvero 18 mesi fa, è da attribuire in parti uguali (45%) al cibo abbondante (ii) e alla vita sedentaria (iii).

E qui risiede il paradosso della vicenda. Come fa un bambino a condurre una vita sedentaria, giocando a tennis (spesso agonistico) per 4-5 ore settimanali, seguìto da istruttore e maestri vari. Bisogna entrare nel vivo dei dettagli per capirlo meglio.

Genitori iper-protettivi hanno plasmato, sin dalla tenera età, un classico "topo" d'appartamento, pur non essendoci i vincoli abitativi di una grande città. Eppure ogni movimento del bambino, anche quando era sottopeso (verso i 4 anni), era visto come una "fonte di pericolo", non dico l'arrampicarsi sugli alberi di campagna ma anche scendere le scale, montare su una biciclettina con i piedi che toccano il pavimento, giocare al pallone dentro il garage dello zio. Per carità, c'è sempre il rischio di sudare e beccarsi un malanno!

Ebbene, per creare una variante al calcio, quando il nostro "eroe" raggiunge l'età di 7 anni e la sua costituzione fisica è normale (né sotto né sovrappeso) lo zio trova per caso una "variante"; nel garage gli mette in mano una racchetta da tennis e lo fa palleggiare a muro. Chiaramente i primi colpi sono a vuoto, ma a poco a poco (e a due mani) riesce a colpire le palline, e comincia a provare interesse al gioco. La notizia di questo feeling sportivo arriva al padre "autarchico" il quale riscopre i suoi trascorsi tennistici e prenota un campo scalcinato in asfalto per far giocare il bambino, insieme a lui e allo zio. Passano un paio di mesi fino a quando i primi colpi del bambino diventino efficaci, bisogna abituarsi al peso di una racchetta da adulti, ma i progressi acquisiti convincono il padre a iscrivere il bambino ad un prestigioso club tennistico della zona.

Alla guida di un bravo istruttore, il bambino, che adesso ha l'età di 7 anni e mezzo, raggiunge ragguardevoli risultati ed è un piacere vederlo giocare per il suo stile e l'impegno agonistico. Le gare tra bambini di quella fascia di età, per regolamento della federazione nazionale, si svolgono su campi ridotti, rete più bassa, racchette più leggere e palle leggermente sgonfie. Gli allenamenti di 4-5 ore settimanali, che includono anche la preparazione atletica, vengono incrementati con altri supplementari effettuati insieme a zio e papà sul "campaccio" in asfalto ed anche i risultati agonistici non si fanno attendere, visto che nei tornei provinciali egli entra subito nei master dei primi 8, su una trentina di partecipanti.

Mentalmente, per il bambino (e soprattutto per il padre), non esistono altri sport se non il tennis. Il nuoto d'estate è praticamente bandito, pur avendo anche lì delle ottime predisposizioni, e la fiammante bicicletta regalo degli zii messa da parte come un ferro vecchio; con il risultato, tutt'altro che edificante, che adesso (a quasi 11 anni) egli riesce a stento a tenere l'equilibrio.

Intanto, l'allenamento al tennis e la sua pratica agonistica diventano una sorta di "religione di stato", anche nelle discussioni familiari non si parla d'altro! Purtroppo, fuori dagli orari tennistici, la vita del bambino assume i ritmi pigri e indolenti della sedentarietà e per lui inizia, anche per naturale evoluzione della crescita, una forte attrazione fatale per il cibo, non quello classico mediterraneo, ma il deleterio "junk food": merendine a ogni ora del giorno, panini con nutella, grandi abbuffate di carboidrati (pane e pasta senza controllo) e nessun movimento extra per smaltirli. Anche una corsetta e due calci al pallone nel garage dello zio provocano il fiatone. Guai a parlarne al padre! Il bambino fa tennis e quindi è sportivo per antonomasia, anche se allo zio non sfuggono i regressi tennistici nel campetto in asfalto: dopo 2-3 scambi molla tutto per mancanza di fiato o tenta colpi impossibili per non continuare negli scambi.

A nove anni, si può dire che il bambino è sovrappeso, seppur non esagerato, e l'idea della riduzione alimentare nemmeno sfiora la mente del padre-tifoso. Ma, ahinoi, lo sport è impietoso quando diventa competizione, e i primi responsi delle gare tra coetanei sono negativi. Adesso si gioca nel campo regolare, con l'altezza della rete uguale a quella degli adulti e i movimenti laterale e sotto rete diventano fondamentali. Sparando le palle a vuoto per compensare la deficienza di moto e il fiatone perenne, si arriva a rimediare sconfitte a ripetizione anche con avversari modestissimi ma caparbi.

Il tormento dura fino ad ora, dopo che sono passati circa 18 mesi dai primi sintomi di ingrassamento, ma adesso, pur perseverando nelle solite sedute di allenamento, la misura è colma. Per trovare in negozio un pantalone adatto alle dimensioni di glutei e cosce, bisogna far riferimento alla taglia per ragazzi di 16 anni! A questo punto, finalmente, il padre autarchico si convince a contattare un medico dietologo, con l'aggravante che costringere un bambino di 10 anni e mezzo a pesare gli alimenti da mangiare è una tortura psicologica senza paragoni (ma più che necessaria, purtroppo!).

Indicazioni mediche

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