La dieta a punti
La dieta a punti è stata ideata negli anni '70 dal dietologo italiano Guido Razzoli, ma periodicamente viene riproposta con qualche variante su alcune riviste "specializzate". L'idea alla base della dieta a punti è molto semplice: ad ogni alimento corrisponde un punteggio e alla fine della giornata i punti utilizzati non devono superare un tetto massimo prefissato.
Calorie e macronutrienti
Il calcolo delle calorie non è previsto ed è sufficiente rispettare il vincolo dei punti. Guardando la lista degli alimenti e i relativi punteggi si capisce presto che la dieta a punti è stata studiata in modo da penalizzare particolarmente gli alimenti ricchi di carboidrati e di favorire invece quelli prevalentemente proteici (ad esempio il pesce).
Seguendo la dieta a punti, se non si sa nulla di alimentazione, è molto facile comporre una dieta ricca di proteine e troppo carente per quanto riguarda l'apporto di carboidrati; se si limita la frutta e la verdura è anche facile ottenere una dieta povera di micronutrienti (vitamine e minerali).
La penalizzazione dei carboidrati a favore delle proteine ha lo scopo di limitare la sensazione di fame, trucco tipico delle diete iperproteiche. Se i punti rispecchiassero maggiormente le calorie fornite da ciascun alimento, la frutta potrebbe essere consumata in abbondanza (come è buona regola fare in qualsiasi dieta): lo svantaggio sarebbe quello di dover sopportare un po' di fame ogni tanto, sensazione inevitabile quando si vuole dimagrire, seguendo una dieta bilanciata.
I punti
Il totale dei punti è l'unico vincolo da rispettare nella giornata: i pasti possono essere organizzati come si preferisce e i cibi possono essere associati gli uni agli altri senza alcuna restrizione. Il vantaggio di questo schema è evidente: non si perde tempo a calcolare calorie e macronutrienti, non c'è alcun bisogno di studiare come ripartire i pasti all'interno della giornata e infine non è necessario "studiare a tavolino" la dieta del giorno (con il rischio, però, di arrivare alla cena con tutti i punti già spesi).
Il giudizio di dietabit sulla dieta a punti
Il giudizio è complessivamente negativo in quanto è penalizzata dai seguenti aspetti:
- non si impara nulla di alimentazione: seguendo la dieta a punti non si impara a distinguere i cibi in base al contenuto di nutrienti e alla qualità alimentare degli stessi. Si calcola semplicemente una somma di numeri, senza capire assolutamente da "dove sono usciti" i punti dei vari alimenti.
- poca frutta: la frutta (così come la verdura) dovrebbe invece essere abbondante in ogni dieta, sia per la presenza di vitamine e minerali, sia per l'apporto di fibre. Per spingere la dieta verso le proteine (più sazianti dei carboidrati) si assegna un punteggio troppo alto a questa importantissima classe di alimenti, punteggio non in linea con l'effettivo apporto calorico della frutta.
- ingestibile nel lungo periodo: come tutte le diete che non si basano sulla comprensione dei meccanismi alla base del dimagrimento, nel lungo periodo è destinata a fallire. Se non si capisce il motivo per cui si ingrassa o si dimagrisce, ci si troverà inevitabilmente a convivere con infinite oscillazioni di peso.
La dieta a punti ha l'indiscutibile vantaggio di essere molto semplice. Tutto ciò che serve è una tabella con il punteggio dei vari alimenti e un foglio di carta sul quale annotare i punti spesi nella giornata. Altro aspetto apprezzabile della dieta a punti è che viene proposta per quello che è: una semplice dieta dimagrante. Rispetto ad altre diete più recenti (si veda ad esempio la dieta del gruppo sanguigno) non ha la presunzione di essere la soluzione per prevenire o curare un elenco infinito di patologie e assicurarsi una salute eccellente.