Tabella troppo dura: gli errori
- 3 aprile 2009
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Quando il runner sceglie la tabella sbagliata, l'errore non è mai nella direzione del "troppo facile". Non mi è mai capitato di sentir dire ad un podista: ho sbagliato tabella, quella che sto seguendo è troppo facile!
Il runner spesso si sente Superman (forse perché è abituato al confronto con alcuni sedentari che fanno fatica solo ad alzarsi dal divano) e, al momento di scegliere tra una tabella appropriata e quella del livello successivo, molto spesso osa troppo e sceglie quella troppo difficile: cerchiamo di capire perché.
Sopravvalutazione dello stato di forma
Per scegliere la tabella corretta bisogna considerare lo stato di forma del runner al momento dell'inizio del programma di allenamento. Il fatto che uno o due anni prima si fosse in grado di correre i 10.000 metri in 40 minuti non significa che anche quest'anno (magari dopo sei mesi di stop e un breve periodo di ripresa) il livello di partenza sia lo stesso. Non ha senso in questo caso scegliere una tabella per "correre i diecimila in 39 minuti". Bisognerebbe prima fare qualche test per valutare quanto si è perso con lo stop e poi riprendere dal punto di partenza. Con un po' di pazienza si arriverà comunque al traguardo, l'importante è non avere fretta.
Proiezione della prestazione
Un altro motivo molto comune è l'abitudine di proiettare sulle lunghe distanze i risultati ottenuti su distanze più brevi. Ad esempio chi ha corso un diecimila al ritmo di 4'00" al km, potrebbe pensare di potersi preparare per correre la maratona sul ritmo di 4'30" al km. Molto probabilmente sarà davvero un risultato alla portata dell'atleta, ma tra quanti mesi? Non ha senso iniziare subito una tabella di tre mesi per ottimizzare la prestazione in maratona su quei tempi: il primo passo dovrebbe essere quello di aumentare gradualmente la distanza; solo dopo alcuni mesi si sarà in grado di iniziare a pensare seriamente alla maratona.
Proiezione dello stato di forma
È l'errore tipico di chi corre da un anno o poco più. Nell'anno precedente è passato da sedentario a runner, ottenendo miglioramenti strepitosi delle prestazioni atletiche. In pochi mesi, i tempi al chilometro sono scesi di oltre un minuto, con un processo di miglioramento che sembra inarrestabile.
Purtroppo, arrivati a un certo punto, i miglioramenti diventano sempre più lenti e difficili da ottenere. L'errore che è probabile compiere è quello di scegliere la tabella non in base ai ritmi attuali, ma in base a quelli che si stima (con troppo ottimismo) di raggiungere tra qualche mese. Se il miglioramento sperato non arriva in tempo per affrontare gli allenamenti più duri ecco che il runner... scoppia.
In alcuni casi il runner poco esperto attribuisce la causa del mancato raggiungimento dell'obiettivo allo scarso allenamento (magari si dà la colpa a quei due allenamenti che sono stati saltati perché diluviava). Per recuperare si allena ancora di più del dovuto con il risultato di "scoppiare ancora più in fretta".
Allenamenti saltati
In questo caso il runner potrebbe anche aver scelto la tabella appropriata all'inizio, ma poi per qualche motivo saltare molti allenamenti nella fase di costruzione (fase che molti trascurano). In questo modo si ritrova a dover affrontare gli allenamenti di qualità senza avere una base aerobica adeguata, con l'ovvio risultato di non poter seguire fino in fondo il programma di allenamento.
Orgoglio
Ultimo, ma non per importanza, l'orgoglio del runner. Chi corre da diversi anni non vuole proprio sentir parlare di tabelle "per principianti". Quando si rientra da un lungo infortunio oppure si vuole passare a distanze decisamente più lunghe di quelle cui si è abituati, è necessario iniziare con una tabella per principianti.
Non ci si dive sentire sminuiti nel proprio orgoglio di runner esperti: saper valutare in modo oggettivo il proprio stato di forma su una certa distanza è una di quelle caratteristiche che permette di distinguere il runner esperto da quello che si illude di esserlo.
