Vitamina K

  • 10 giugno 2009
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Il nome della vitamina K proviene dalla parola tedesca koagulation, nome che le fu assegnato al momento della sua scoperta poiché è indispensabile per una corretta coagulazione del sangue. In realtà non interviene "direttamente" nel processo di coagulazione, ma è essenziale per la sintesi di alcuni fattori che intervengono nel complesso meccanismo della coagulazione (la vitamina K ne permette la carbossilazione).

Esistono diversi composti chimici, sia naturali sia sintetici, che vengono comunemente indicati con le sigle K1, K2 e K3. Negli alimenti è presente nella forma di fillochinoni (vitamina K1) e la si può trovare in moltissimi cibi di uso comune, sia di origine vegetale che di origine animale. Inoltre può essere sintetizzata anche dall'uomo, grazie ai batteri presenti nell'intestino (non è ancora del tutto chiaro quale sia la quantità fornita dal contributo endogeno).

Fabbisogno

Il fabbisogno di vitamina K di un adulto viene coperto completamente con una dieta normale e con la sintesi batterica. Non esistono riserve importanti di vitamina K nei tessuti corporei, ma la sua "dispersione" durante le reazioni chimiche in cui è coinvolta è minima. Esiste, infatti, un ciclo della vitamina K che permette in qualche modo di riciclare la stessa vitamina già utilizzata in precedenti reazioni chimiche. Alcuni farmaci anticoagulanti (cumarolici) svolgono la loro azione proprio interrompendo la catena di reazioni che permette questo riutilizzo.

Una carenza di vitamina K è rara negli adulti, mentre è più frequente nei neonati, in particolar modo in quelli prematuri. I sintomi più evidenti, come è facile immaginare, sono problemi alla coagulazione e quindi emorragie. In Italia e in altri paesi, allo scopo di prevenire la Malattia Emorragica del Neonato, in ospedale viene somministrata, di routine, una dose di vitamina K a tutti i neonati (iniezione intramuscolare o anche somministrazione orale).

Alimenti con vitamina K

Il cavolo, ricco di vitamina KLa vitamina K è presente in abbondanza nei vegetali, in particolar modo negli ortaggi a foglia verde. La si può trovare in quantità meno elevate anche nei legumi, nella frutta, nei semi, negli oli vegetali e in diversi alimenti di origine animale.

La tabella che segue elenca gli alimenti a maggior contenuto di fillochinoni (vitamina K1) presenti nel database dei nutrienti del Ministero dell'Agricoltura degli Stati Uniti d'America (abbiamo eliminato dalla tabella i prodotti introvabili in Italia e quelli particolarmente elaborati o arricchiti di vitamine dal produttore).

Alimento µg di fillochinoni per 100 g % RDA
Basilico essiccato 1714,5 2449%
Timo essiccato 1714,5 2449%
Salvia essiccata 1714,5 2449%
Prezzemolo crudo 1640 2343%
Cavolo 882 1260%
Origano essiccato 621,7 888%
Maggiorana essiccata 621,7 888%
Spinaci 540,7 772%
Rapa 518,9 741%
Bietole 484 691%
Basilico fresco 414,8 593%
Cicoria 297,6 425%
Broccoli 256 366%
Radicchio 255,2 365%
Indivia 231 330%
Cavolini di Bruxelles 193,5 276%
Olio di soia 183,9 263%
Lattuga 173,6 248%
Cavolo 108,7 155%
Asparagi 80 114%
Olio di oliva 60,2 86%
Prugne essiccate 59,5 85%
Fagioli 57,7 82%
Pinoli 53,9 77%

Tossicità

La vitamina K non causa tossicità da ipervitaminosi. Dato che il fabbisogno di un adulto viene ampiamente coperto dall'alimentazione e dalla sintesi batterica intestinale, non è necessaria nessuna integrazione. In alcuni casi, in soggetti in cura con farmaci anticoagulanti, un apporto eccessivo di vitamina K può limitare l'efficacia del trattamento farmacologico.

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